Impianto Corto
Definizione
Un impianto corto è un impianto con lunghezza introssea ≤8 mm. Alcuni autori definiscono ultra-corti quelli ≤6 mm. Per decenni, l’implantologia ha inseguito la lunghezza — più lungo è meglio è. Poi i dati hanno cominciato a raccontare una storia diversa.
Il cambio di paradigma
La superficie implantare è stata il fattore che ha permesso il successo degli impianti corti. Le superfici moderne (sabbiatura + mordenzatura acida, nanostrutturazione) compensano con qualità di osteointegrazione ciò che manca in quantità di contatto osso-impianto. Un impianto corto con superficie attiva in osso denso può osteointegrarsi tanto quanto uno lungo in osso rarefatto.
Evidenza
Le revisioni sistematiche e i trial randomizzati (Thoma et al., 2018; Lemos et al., 2016) mostrano che gli impianti corti (6-8 mm) nel settore posteriore hanno tassi di sopravvivenza comparabili agli impianti standard posizionati dopo rialzo di seno o innesto osseo — con meno morbilità, meno tempo, meno costi. Il rapporto corona-impianto sfavorevole (corona più lunga dell’impianto) non si è dimostrato un fattore di rischio per la perdita ossea marginale, contrariamente a quanto si temeva.
Limiti e indicazioni
L’impianto corto non è la soluzione universale. Richiede una qualità ossea adeguata (tipo 1-3, non tipo 4), un diametro implantare sufficiente per compensare la lunghezza ridotta, e un’occlusione controllata. È un’alternativa alla chirurgia rigenerativa — non un ripiego per chi non sa rigenerare.
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