“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che le usano entrambi“
Rita Levi Montalcini
Un Approccio Scientifico per Professionisti e Pazienti
La chirurgia orale, come tutte le arti odontoiatriche, richiede aggiornamento continuo, forse più che in altri campi della medicina specialistica.
Ciò avviene perché nella nostra specialità i materiali, oltre che gli strumenti, giocano un ruolo molto importante.
Saper usare dei materiali e degli strumenti nuovi a vantaggio dei nostri trattamenti e dei nostri pazienti è veramente un qualcosa che cambia totalmente l’approccio e rivoluziona la clinica.
Sei un collega alla ricerca di nuovi studi, tecniche avanzate o un confronto su casi clinici complessi? O sei un paziente che vuole capire a fondo le dinamiche del proprio corpo e le opzioni di trattamento? Questo blog è per te.
Condividiamo ricerche di settore, analisi dettagliate di casi clinici e riflessioni su un approccio all’avanguardia per il benessere dei pazienti odontoiatrici. È il punto d’incontro tra l’esperienza clinica e la divulgazione scientifica, per elevare sia la pratica professionale che la consapevolezza del paziente.
La Rigenerazione su Misura: Filosofia e Tecnica
Il nostro mantra, “la rigenerazione su misura”, si basa sulla profonda convinzione che ogni persona sia unica e meriti un approccio personalizzato. Lo stesso principio guida la nostra filosofia al centro odontoiatrico Denti+, dove non ci limitiamo a curare i denti, ma guardiamo al paziente nella sua interezza.
Dal Metodo Bonebenders alla Clinica
Per trasformare i sorrisi, non serve solo la scienza, ma anche l’arte. Scopri come l’eccellenza chirurgica di Bonebenders prende vita contattando direttamente il centro odontoiatrico Denti+ di Frosinone o continuando verso il fondo di questa pagina fino alla sezione dedicata ai pazienti.
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Sezione Pazienti
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30 anni di esperienza internazionale • Tecniche evidence-based • Risultati duraturi
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Ma prima lascia che mi presenti…
Mi chiamo Ernesto Bruschi e sono il dentista che da 30 anni aiuta le persone che hanno perso uno o più denti a ritrovare non solo un sorriso naturale, ma una vita completamente nuova.
Riesco a farlo grazie a tecniche di implantologia e chirurgia parodontale all’avanguardia, apprese durante la mia formazione internazionale presso l’Università di Göteborg con i Prof. J. Lindhe e J. Wennstrom, e perfezionate negli Stati Uniti con specialisti di fama mondiale come Dr. Ronald Odrich e Dr. Frank Celenza Jr., oltre che e soprattutto grazie alla collaborazione con mio Padre, Il Prof. Giovanni Battista Bruschi ed il suo socio di lunga data Prof. Agostino Scipioni, i quali hanno dato un’impronta indelebile a tutta la mia carriera.
Ovviamente, nel tempo, a queste basi solide si è aggiunto un aggiornamento costante e continuativo.
Il mio approccio si basa sempre sull’evidenza scientifica integrata con una cura personalizzata per ogni paziente, perché ho imparato che dietro ogni sorriso c’è la storia di una persona unica che merita rispetto e attenzione totale.
La storia di Anna – che mi ha insegnato il vero significato del mio lavoro
Qualche anno fa è entrata nel mio studio una donna di 54 anni. Si chiamava Anna, era mamma di due ragazzi e aveva una storia che purtroppo conosco fin troppo bene.
Anna teneva sempre una mano davanti alla bocca quando parlava. Non riusciva più a sorridere con i suoi figli, evitava le foto di famiglia, aveva rinunciato ai suoi sogni professionali. Mi disse: “Dottore, non è solo una questione di denti. Ho smesso di vivere davvero. Mi sento vecchia e stanca.”
I suoi denti erano in condizioni terribili – li aveva trascurati per anni tra lo stress della maternità e le difficoltà quotidiane che ogni genitore conosce. Altri colleghi le avevano proposto soluzioni parziali che non risolvevano il problema alla radice.
Ma io sapevo che per Anna, come per tanti miei pazienti, non bastava sistemare i denti. Dovevo ridare a lei la possibilità di essere di nuovo se stessa.
Anna era ormai morta dentro come persona e come donna. Ma io vedevo ancora la sue potenzialità. E le vedevo da subito.
Non aveva particolari problemi di salute generale e nessuna controidicazione agli impianti.
Le dissi testualmente: “Lei è ancora giovane e bella. Ha delle bellissime labbra, peraltro. Una volta ricostruiti i denti, tornerà a vivere meglio di prima. Abbia fiducia. Forza e coraggio!”
Il percorso è durato alcuni mesi, ma ad ogni seduta vedevo Anna trasformarsi. Il giorno della consegna finale è scoppiata a piangere davanti allo specchio: “Ora non mi riconosco, ma mi piacciono tantissimo!” mi ha detto.
Ma leggi, se vuoi, ciò che Anna stessa mi ha scritto e che, con il suo consenso, pubblico:
Mi chiamo Anna, ho 54 anni e sono mamma di due ragazzi. Voglio raccontarvi la mia storia perché so chetante donne come me stanno vivendo quello che ho vissuto io.
Prima di conoscere questo studio dentistico, la mia vita era diventata un incubo. I miei denti erano incondizioni terribili – li avevo trascurati per anni, soprattutto dopo la nascita del mio secondo figlio. Tra lo stress, le notti insonni e tutti i cambiamenti che una mamma affronta, la cura di me stessa era passata in secondo piano.
La vergogna quotidiana
Non riuscivo più a sorridere. Tenevo sempre una mano davanti alla bocca quando parlavo, evitavo di ridere apertamente con i miei figli. Le uscite con le amiche erano diventate rare, e quando accettavo di andare preferivo posti bui dove nessuno potesse notare i miei denti. Alle feste di compleanno dei bambini mi nascondevo dietro la macchina fotografica per non essere mai nelle foto.
Il peggio era a casa. Mio marito non me lo diceva apertamente, ma sentivo che qualcosa era cambiato tra noi. Dopo anni di matrimonio e due figli, avevo preso anche diversi chili e mi sentivo completamente fuori forma. Ma erano soprattutto i miei denti che mi facevano sentire brutta, non desiderabile. Mi vergognavo perfino di dargli il bacio della buonanotte.
Avevo rinunciato anche ai miei sogni professionali. Da sempre avevo l’idea di aprire una piccola attività, ma come potevo pensare di incontrare clienti o fornitori quando non riuscivo nemmeno a sorridere?
La decisione di provare ancora
Avevo già tentato con altri dentisti, ma ogni volta era stato un fallimento. Ero quasi rassegnata quando una mia amica mi ha consigliato questo studio. “Anna, devi provarci ancora una volta,” mi ha detto. “Te lo devo.”
Il mio nuovo sorriso, la mia nuova vita
Dal primo appuntamento ho capito che qui era diverso. Mi hanno spiegato tutto con pazienza, senza giudicarmi per lo stato in cui avevo ridotto i miei denti. Hanno capito che per me non era solo una questione di salute, ma di autostima.
Il percorso è durato alcuni mesi, ma ad ogni seduta mi guardavo allo specchio e vedevo una piccola differenza. Il giorno in cui mi hanno consegnato il lavoro finale, sono scoppiata a piangere davanti allo specchio. Non mi riconoscevo!
La trasformazione totale
Il nuovo sorriso è stato solo l’inizio. Con la fiducia ritrovata, ho finalmente trovato il coraggio di realizzare il mio sogno: ho aperto la mia piccola boutique online di accessori fatti a mano. All’inizio ero terrorizzata all’idea di incontrare fornitori e clienti, ma ora sorrido con naturalezza durante tutti i meeting. La mia attività sta andando così bene che quest’anno ho dovuto assumere una collaboratrice!
E non è finita qui: ho anche iniziato ad andare in palestra. Prima mi vergognavo troppo per frequentare luoghi pubblici, ora invece ho ripreso a prendermi cura del mio corpo. Ho perso 15 chili, faccio regolarmente pilates e acqua fitness. Mi sento in forma come non mi capitava da anni.
Oggi
Ora sorrido sempre. I miei figli mi dicono che sono tornata la mamma allegra di prima, anzi sono ancora più orgogliosi di me da quando vedono quanto sono felice del mio lavoro. Ho ricominciato a uscire con le amiche, a fare foto, a sentirmi bella e sicura di me.
Mio marito l’altra sera mi ha detto: “Anna, hai ritrovato quella luce negli occhi che avevi quando ci siamo sposati. Sei più bella ora di quando ti ho conosciuta.”
Il successo della mia attività, la forma fisica ritrovata, l’armonia in famiglia – tutto è iniziato con quel primo passo verso la cura del mio sorriso. Non è stato solo un lavoro sui denti: mi avete ridato la mia vita, i miei sogni, la fiducia in me stessa. Grazie di cuore.
Anna

Oggi Anna ha una boutique online di successo, ha ritrovato la forma fisica e soprattutto ha ritrovato la gioia di vivere. Mi ha scritto: “Non è stato solo un lavoro sui denti: mi avete ridato la mia vita, i miei sogni, la fiducia in me stessa.”
È in quel momento che ho capito davvero il potere trasformativo del nostro lavoro. Non ripariamo solo sorrisi – restituiamo vite intere.
Altre storie di pazienti che ci hanno dato la fiducia e che condividiamo, con il loro consenso:
Silvia, 27 anni – “La mascherina era diventata la mia migliore amica”
Mi chiamo Silvia, ho 27 anni e lavoro come cassiera in un supermercato. Per anni ho pensato che il mio sorriso fosse una condanna a vita, finché non ho trovato il coraggio di fare l’ultimo tentativo.
Gli anni dell’ortodonzia fallimentare
La mia storia con i denti inizia da adolescente. I miei genitori, vedendo che avevo i denti storti, mi portarono da diversi ortodontisti. Ho portato apparecchi di ogni tipo: fissi, mobili, con gli elastici… Per anni la mia bocca è stata un cantiere aperto. Ma ogni volta che toglievano l’apparecchio, il risultato era peggiore di prima.
Alla fine mi sono ritrovata con una situazione disastrosa: la bocca completamente storta, un sorriso gengivale che mi faceva sembrare strana, e soprattutto un canino superiore così sporgente e lungo che mi tagliava continuamente il labbro inferiore. Quando parlavo o ridevo, mi mordevo sempre. Avevo sempre piccole ferite sul labbro.
La vita dietro la mascherina
A 27 anni lavoravo come cassiera, un mestiere che ti obbliga a stare sempre a contatto con il pubblico. Ogni giorno dovevo sforzarmi di sorridere ai clienti, ma il mio sorriso era così imbarazzante che spesso preferivo tenere le labbra chiuse. I clienti a volte mi facevano commenti del tipo “Dovresti sorridere di più!” ma non sapevano quanto mi costasse.
Quando è arrivato il Covid e hanno reso obbligatorie le mascherine, lo confesso: sono stata felice. Finalmente avevo una scusa per nascondere la mia bocca senza che nessuno facesse domande. La mascherina era diventata la mia migliore amica. Anche quando le restrizioni si sono allentate, io continuavo a tenerla sempre, inventando scuse per non togliermela mai.
La spinta di mia zia
Mia zia Maria era già paziente di questo studio e continuava a dirmi: “Silvia, devi andare dal mio dentista. È diverso dagli altri, vedrai.” Io le rispondevo sempre: “Zia, ormai ho provato tutto. Non c’è più niente da fare.”
Un giorno mi ha letteralmente trascinata con lei a un appuntamento. “Almeno fatti visitare,” mi ha detto. “Se poi non ti convince, non ci torni più.”
Il miracolo che non credevo possibile
Quella prima visita ha cambiato tutto. Per la prima volta qualcuno mi ha spiegato esattamente cosa era andato storto negli anni precedenti e come si poteva davvero risolvere. Mi hanno mostrato casi simili al mio che erano stati risolti con successo.
Il trattamento è stato complesso, lo ammetto, ma fin dalle prime sedute ho iniziato a vedere dei cambiamenti. Quel canino maledetto che mi tormentava da anni, il sorriso gengivale che mi faceva sentire così brutta… tutto stava finalmente prendendo la forma giusta.
Una nuova vita
Il giorno in cui ho potuto finalmente togliere la mascherina senza vergogna è stato il giorno più bello della mia vita. Per la prima volta a 27 anni ho sorriso davvero, senza dolore, senza ferite sul labbro, senza imbarazzo.
Al lavoro i colleghi non mi riconoscevano. “Silvia, ma sei tu? Sei bellissima!” I clienti adesso mi fanno i complimenti per il mio sorriso. Io che prima evitavo persino di ridere, ora rido sempre!
Ma la cosa più bella è che ho conosciuto Marco. È un cliente che viene spesso al supermercato e dopo il mio trattamento ha iniziato a fare la fila alla mia cassa apposta. Un giorno mi ha chiesto di uscire con lui. “Hai un sorriso che illumina la giornata,” mi ha detto.
Stiamo insieme da otto mesi e il mese scorso siamo andati a convivere. Marco dice sempre che si è innamorato del mio sorriso prima ancora di conoscermi davvero.
Chi l’avrebbe mai detto che quella ragazza che per anni si nascondeva dietro una mascherina ora avrebbe trovato l’amore proprio grazie al suo sorriso?
Grazie per avermi ridato non solo dei denti perfetti, ma una vita vera. E grazie alla zia Maria che non ha mai smesso di credere che per me ci fosse una soluzione!
Silvia
Carlo, 74 anni – “A 67 anni ho ritrovato i denti che avevo a 20”
Mi chiamo Carlo, oggi ho 74 anni e voglio raccontarvi come sono tornato a vivere davvero dopo decenni di sofferenza.
Gli errori di gioventù
La mia storia inizia quando ero poco più che ragazzo. Negli anni ’70, per evitare il servizio militare, feci una scelta di cui mi sono pentito per tutta la vita: mi feci togliere alcuni denti. All’epoca sembrava una furbizia, ma non immaginavo le conseguenze che avrei pagato per i successivi 50 anni.
Negli anni seguenti persi altri denti per problemi vari, fino a ritrovarmi con soli 6 denti nell’arcata superiore sui quali i dentisti avevano costruito un lungo ponte. Nell’arcata inferiore avevo perso tutti i denti posteriori. Praticamente masticavo solo con i denti davanti.
Trent’anni di calvario
Quel ponte mi ha accompagnato per quasi 30 anni, ma col tempo era diventato un incubo. Non riuscivo più a mangiare niente di consistente – dimenticatevi una bistecca o anche solo una mela! Dovevo tagliare tutto a pezzettini minuscoli e spesso rinunciavo proprio a mangiare fuori casa per l’imbarazzo.
Esteticamente poi era un disastro. Il ponte era ormai vecchio, i denti residui si erano rovinati, il mio sorriso era quello di un vecchio anche se avevo appena superato i 65 anni.
La condanna alla dentiera
Quando finalmente decisi di affrontare il problema, tutti i dentisti che consultai mi dissero la stessa cosa: “Signor Carlo, lei non ha osso sufficiente per gli impianti. L’unica soluzione è la dentiera mobile, completa sopra e parziale sotto.”
La dentiera! A 67 anni mi vedevo già come un vecchietto che toglie i denti la sera e li mette nel bicchiere. Era una prospettiva che mi deprimeva profondamente. Avevo quasi accettato il mio destino.
L’incontro che ha cambiato tutto
Fu il vostro odontecnico di fiducia a convincermi a fare un ultimo tentativo. “Carlo,” mi disse, “conosco dei professionisti che potrebbero avere una soluzione diversa per te. Almeno prova.”
Ricordo ancora quella prima visita. Mi fecero delle radiografie speciali e per la prima volta qualcuno mi disse: “Signor Carlo, l’osso si può ricostruire. Non deve rassegnarsi alla dentiera.”
Il miracolo a 67 anni
Il percorso è stato impegnativo, non lo nascondo. Ma ogni fase del trattamento mi riportava indietro nel tempo. Piano piano ho visto ricostruirsi non solo i miei denti, ma la mia dignità di uomo.
Il giorno della consegna finale è stato così emozionante che ho insistito per invitare tutto lo staff a cena. “Dovete venire tutti,” ho detto, “voglio festeggiare con chi mi ha ridato la vita!” E quella sera ho mangiato una bistecca intera per la prima volta dopo 30 anni, ridendo e scherzando senza più nascondere il sorriso.
Una seconda giovinezza
Oggi, a 74 anni, vivo una vita che a 67 non avrei mai immaginato possibile. Ho una compagna meravigliosa che ho conosciuto proprio dopo il trattamento – dice sempre che si è innamorata del mio sorriso contagioso. Viaggiamo continuamente: quest’anno siamo stati in Giappone, l’anno scorso in Patagonia.
Faccio sport regolarmente – tennis due volte a settimana e lunghe camminate in montagna. Mangio tutto quello che voglio senza più pensarci su. La settimana scorsa ho addentato una pannocchia di mais durante una grigliata con gli amici – una cosa che non facevo da decenni!
I miei amici non credono che io abbia 74 anni. “Carlo, sei ringiovanito di 20 anni!” mi dicono sempre. E hanno ragione: mi sento come quando ne avevo 50.
Il rimpianto e la gratitudine
L’unico rimpianto che ho è di non avervi conosciuti prima. Quanti anni ho sprecato rassegnandomi a vivere male! Ma sono infinitamente grato per quello che avete fatto per me.
Non è solo un lavoro sui denti – mi avete ridato la possibilità di vivere la mia terza età con dignità, energia e gioia. Ogni giorno quando mi sveglio e sorrido allo specchio, penso a voi e al miracolo che avete compiuto.
Se qualcuno alla mia età pensa che ormai sia troppo tardi per cambiare, si sbaglia di grosso. Io ne sono la prova vivente!
Carlo
Marika, 28 anni – “Quando gli innesti gengivali risolvono quello che l’ortodonzia non può”
Mi chiamo Marika, ho 28 anni e sono una fisioterapista. La mia storia dimostra quanto sia importante trovare chi sa individuare la vera causa del problema, senza proporre cure inutili.
Il dolore che condizionava tutto
Da circa due anni vivevo con una sensibilità dentale insopportabile. Le mie gengive si erano ritirate lasciando scoperte le radici di diversi denti, soprattutto quelli anteriori inferiori. Ogni sorso di acqua fredda, ogni boccone di gelato, perfino l’aria che entrava mentre parlavo mi provocava fitte lancinanti.
Come fisioterapista dovevo parlare continuamente con i pazienti, spiegare esercizi, dare indicazioni. Ma quel dolore mi faceva sobbalzare nel mezzo delle frasi. Bevevo solo liquidi a temperatura ambiente, evitavo completamente i cibi freddi, d’inverno dovevo coprirmi la bocca quando uscivo di casa.
La diagnosi sbagliata
Il primo specialista che consultai guardò la mia situazione e disse: “Signorina Marika, lei ha i denti storti che creano tensioni sulle gengive. Serve un trattamento ortodontico per allinearli e poi vedremo se le gengive migliorano.”
Un anno e mezzo di apparecchio per risolvere la sensibilità? Mi sembrava eccessivo, ma mi fece vedere delle foto dove effettivamente i miei denti anteriori non erano perfettamente allineati. “È questo il problema,” mi assicurò.
L’ortodonzia inutile
Ho iniziato il trattamento ortodontico credendo di aver trovato la soluzione. Ma dopo un anno di apparecchio, pur avendo i denti più dritti, la sensibilità non era migliorata per niente. Anzi, in alcuni punti era persino peggiorata.
“Bisogna aspettare che finisca tutto il trattamento,” mi dicevano. Ma io continuavo a soffrire ogni giorno. Al lavoro i miei pazienti mi chiedevano: “Dottoressa, sta bene? L’ho vista sussultare.” Era imbarazzante dover spiegare continuamente il mio problema.
La ricerca della vera soluzione
Una collega fisioterapista, vedendomi sempre in difficoltà, mi consigliò di consultare il vostro studio: “Marika, vai da loro per una seconda opinione. Secondo me il problema non sono i denti storti.”
Quando sono arrivata da voi, ancora con l’apparecchio, mi avete fatto la diagnosi più semplice e diretta che avessi mai sentito: “Marika, il problema non è l’allineamento dei denti. È la recessione gengivale. Le radici scoperte vanno coperte con innesti di tessuto.”
La soluzione giusta al problema giusto
Mi avete spiegato che l’ortodonzia, nel mio caso specifico, non avrebbe mai risolto la sensibilità perché il problema era la mancanza di gengiva che proteggesse le radici. “Dobbiamo ricostruire il tessuto gengivale con innesti. Solo così copriremo completamente le radici sensibili.”
Era la prima volta che qualcuno mi spiegava chiaramente la causa del mio problema e proponeva una soluzione diretta ed efficace.
L’intervento risolutivo
Ho interrotto il trattamento ortodontico e ho fatto gli innesti gengivali. L’intervento è stato più semplice di quanto immaginassi, e la guarigione abbastanza rapida.
Settimana dopo settimana ho visto le mie gengive ricostruirsi e coprire progressivamente le radici scoperte. Era incredibile vedere il tessuto che cresceva e proteggeva i denti che per anni avevano sofferto.
La liberazione dal dolore
Il primo giorno che ho bevuto un bicchiere d’acqua fredda senza dolore ho quasi pianto di gioia. Dopo anni di sofferenza, poter finalmente bere, mangiare e respirare normalmente era una sensazione indescrivibile.
Al lavoro i miei pazienti hanno notato subito il cambiamento: “Dottoressa, la vedo più serena, più concentrata.” Non dovevo più interrompere le spiegazioni per il dolore improvviso, non dovevo più evitare di sorridere per paura di esporre i denti sensibili.
L’amarezza per il tempo perso
L’unica cosa che mi dispiace è aver perso un anno e mezzo con l’ortodonzia che non serviva al mio problema specifico. Se avessi trovato subito la diagnosi corretta, avrei risolto tutto in pochi mesi invece che in quasi due anni.
La lezione imparata
Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante la diagnosi corretta. Come fisioterapista lo so bene: se sbagli a individuare la causa del problema, puoi curare per anni senza mai risolverlo davvero.
La competenza specifica
Quello che mi ha colpito di più è stata la precisione della vostra diagnosi. Dove altri vedevano “denti storti”, voi avete visto “gengive insufficienti”. È stata la differenza tra continuare a soffrire e risolvere definitivamente.
La gratitudine per la soluzione vera
Oggi le mie gengive sono perfette, le radici completamente coperte, zero sensibilità. Posso mangiare il gelato, bere bevande fredde, uscire d’inverno senza coprirmi la bocca. Ho ritrovato una qualità di vita che avevo dimenticato.
Grazie per aver individuato subito la vera causa del mio problema. Grazie per avermi evitato altri mesi di ortodonzia inutile. Ma soprattutto, grazie per avermi restituito la possibilità di vivere senza dolore.
Marika


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