Denti lunghi. Che cosa fa una recessione gengivale a chi si guarda allo specchio
In breve — Quasi tutti gli adulti hanno almeno una recessione gengivale, e pochi la notano. Chi la nota ci legge spesso altro: l’età che avanza, un dente che potrebbe perdere, uno sbaglio commesso da qualche parte. Gli studi dimostrano che il fastidio provato del paziente e i millimetri misurati dal medico dentista viaggiano su binari separati. Prima di decidere se intervenire, è importante consultarsi con qualcuno che ragiona su dati obiettivi.
Basandomi sui racconti dei pazienti, direi che succede quasi sempre allo stesso modo. Una mattina, lavandoti i denti, guardi meglio il canino. È più lungo di come lo ricordavi. Ti avvicini allo specchio, sollevi il labbro con un dito e vedi una striscia di colore diverso, più gialla, dove prima c’era gengiva.
Da quel momento lo guardi ogni giorno.
In inglese, di una persona anziana si dice che è long in the tooth, lunga di dente. L’espressione viene dai cavalli. Infatti, per stimare l’età dei cavalli si guardava quanto i denti uscivano dalle gengive e quanto fossero consumati. Un dente che si allunga parla, inevitabilmente, anche di tempo che passa.
Ce l’hanno quasi tutti, ma la vedono in pochi
Nel 2024 West e colleghi hanno visitato 3.551 adulti in sette Paesi europei: l’87,9% aveva almeno una recessione di un millimetro o più. La recessione, dunque, è la regola.
Quello che cambia è chi se ne accorge. Nieri, Pini Prato e colleghi hanno visitato 120 pazienti e poi hanno chiesto loro che cosa vedevano. In 96 c’erano 783 recessioni, ma i pazienti non avevano mai notato la stragrande maggioranza: 565. Le notavano solo quando erano profonde, o quando stavano su incisivi e canini, e più spesso quando a guardarsi era una persona giovane. Ma solo 11 pazienti su 120 hanno poi chiesto di trattarle.
Le tre paure dietro le recessioni
In studio le incontriamo tutte. E ognuna ha le proprie basi, razionali o irrazionali.
La prima è l’età. Il dente lungo è il dente del nonno. Chi ha quarant’anni e scopre una recessione sul canino ci legge un anticipo di vecchiaia, e si sente addosso dieci anni in più di quelli che ha.
La seconda è perdere il dente. Qui la paura ha una parte di ragione solida, e va esplicitata in modo completo. Chambrone e Tatakis hanno raccolto gli studi che hanno seguito nel tempo recessioni non trattate per almeno due anni. Su 1.647 recessioni, il 78,1% si era approfondito, anche in persone con una buona igiene orale. Lasciata a sé, una recessione tende a crescere. Cresce però lentamente, si può misurare, e per questo va seguita nel tempo. Inoltre, se l’osso tra un dente e l’altro è integro, il dente con la radice leggermente scoperta potrebbe non essere un problema grave.
La terza è la colpa. «Ho spazzolato troppo forte.» «Dovevo accorgermene prima.» Lo spazzolamento traumatico è davvero una delle cause principali, insieme alla placca, come scrivono Zucchelli e Mounssif nella loro revisione su Periodontology 2000.
Poi però c’è l’anatomia. Anzi, dovrebbe venire prima questa nelle considerazioni. Alcune persone hanno per natura una gengiva sottile e un osso sottile sopra la radice (“biotipo sottile”), e su quel tessuto basta poco perché si verifichi una recessione. E l’anatomia non è una colpa.
Inoltre, sentirsi in colpa non fa ricrescere la gengiva. Cambiare spazzolino e vedere spesso l’igienista dentale, invece, aiutano.
Il tuo specchio e la sonda del medico dentista
Il dentista misura. Con la sonda in mano conta i millimetri e i decimi di millimetro dal colletto dello smalto al bordo della gengiva.
Nel 2021 Rotundo, Nieri e colleghi hanno messo a confronto, in 100 persone, un indice clinico dell’estetica del sorriso e il voto che ciascuno dava al proprio. I due numeri non erano correlati. Le recessioni le notava solo il 21,9% delle persone, soprattutto quando erano profonde, nell’arcata superiore, e su incisivi e canini.
Lo stesso scarto si ritrova dopo l’intervento. Nel 2026 Stefanini e colleghi hanno riunito 32 studi randomizzati sulle recessioni multiple, con 1.012 pazienti. La percentuale di radice coperta, quella che il chirurgo misura con soddisfazione, non era correlata a quanto il paziente fosse contento del risultato.
Per me questo cambia l’ordine della visita. Prima delle misure viene una domanda. Chiedo al paziente: «Che cosa ti dà fastidio? Il dente che nelle foto sembra lungo, il freddo che punge quando bevi, o hai semplicemente paura che peggiori?» Sono tre problemi diversi, e possono avere tre risposte diverse.
Che cosa succede dopo il trattamento
Quando la recessione si copre, il fastidio di solito se ne va con lei. Nella meta-analisi di Stefanini la soddisfazione estetica dei pazienti dopo la chirurgia era, comunque, in media di 8,6 su 10, e il dolore dopo l’intervento era basso, 2,7 su 10. La revisione di Cairo e colleghi del 2025, su 50 studi randomizzati e 1.820 pazienti con recessioni singole, mostra che la sensibilità della radice si riduce in modo netto con qualunque tecnica di copertura.
Un prima e dopo lo puoi vedere nel caso di recessioni multiple dal canino al primo molare superiore, trattato con un lembo avanzato coronalmente senza prelievo dal palato e controllato a sei mesi. La tecnica si sceglie sulla gengiva che hai: ne parlo in quando serve un innesto gengivale e quando no.
Quando è meglio aspettare
Una recessione che non ti disturba, non fa male e non cambia si può lasciare dov’è, potenzialmente.
Il tuo dentista dovrà verificare che intorno al dente resti abbastanza gengiva cheratinizzata. La soglia sono i fatidici 2 mm. La maggior parte dei clinici considera 2 mm di gengiva cheratinizzata intorno ai denti (e di mucosa analoga intorno agli impianti) la soglia di sicurezza per la salute a lungo termine. Sotto questa soglia spesso conviene un innesto per aumentare l’ampiezza del tessuto. Altrimenti, i denti o gli impianti coinvolti potrebbero essere a rischio.
Se, invece, il difetto è tale per cui la banda di tessuto cheratinizzato è comunque superiore ai 2 mm e non ci sono altri disturbi, potenzialmente si può optare per un mantenimento e un monitoraggio a medio termine.
Il lavoro, allora, diventa un altro. Uno spazzolino morbido usato senza pressione, la placca tenuta sotto controllo, e a ogni controllo un monitoraggio della lesione, con eventuale misurazione. Lo studio di Chambrone dice che molte si aggravano, ed è proprio per questo che si monitorano.
Se invece lo specchio ti toglie il sorriso nelle foto, se eviti di ridere a bocca aperta, quello è un motivo clinico quanto il freddo sulla radice o l’ampiezza del tessuto al di sotto dei 2 mm. Nella maggior parte delle recessioni con l’osso tra i denti integro, la gengiva che si è ritirata si può riportare dove stava.
Che cosa fare adesso
Fai una foto del tuo sorriso oggi, sempre con la stessa luce, quella del bagno va benissimo. Rifalla tra sei mesi. Poi portale entrambe alla visita, insieme alla risposta alla domanda che conta: che cosa ti disturba davvero? Se è la paura del dentista a tenerti lontano dalla poltrona, parti da lì. Chi vuole leggere gli studi trova le revisioni più recenti nella pagina sulla letteratura delle recessioni gengivali.
Immagine di copertina: Edvard Munch, Kvinne som speiler seg (Donna che si guarda allo specchio), 1892, olio su tela, via Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Riferimenti bibliografici
- West NX, Davies M, Sculean A, Jepsen S, Faria-Almeida R, Harding M, et al. Prevalence of dentine hypersensitivity, erosive tooth wear, gingival recession and periodontal health in seven European countries. J Dent. 2024;150:105364. doi:10.1016/j.jdent.2024.105364 · PMID: 39317300
- Nieri M, Pini Prato GP, Giani M, Magnani N, Pagliaro U, Rotundo R. Patient perceptions of buccal gingival recessions and requests for treatment. J Clin Periodontol. 2013;40(7):707-12. doi:10.1111/jcpe.12114 · PMID: 23668251
- Chambrone L, Tatakis DN. Long-Term Outcomes of Untreated Buccal Gingival Recessions: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Periodontol. 2016;87(7):796-808. doi:10.1902/jop.2016.150625 · PMID: 26878749
- Zucchelli G, Mounssif I. Periodontal plastic surgery. Periodontol 2000. 2015;68(1):333-68. doi:10.1111/prd.12059 · PMID: 25867992
- Rotundo R, Nieri M, Lamberti E, Covani U, Peñarrocha-Oltra D, Peñarrocha-Diago M. Factors influencing the aesthetics of smile: An observational study on clinical assessment and patient’s perception. J Clin Periodontol. 2021;48(11):1449-1457. doi:10.1111/jcpe.13531 · PMID: 34409619
- Stefanini M, Mounssif I, Figuero E, Zucchelli G, Sculean A, Cosgarea R. Esthetical and patient-reported outcomes after root coverage procedures for multiple gingival recessions: A systematic review and meta-analysis. Periodontol 2000. 2026;99(1):21-41. doi:10.1111/prd.70050 · PMID: 42130372
- Cairo F, Couso-Queiruga E, Barbato L, Rupe C, Stuhr S, Chambrone L, et al. Clinician- and patient-reported outcomes following the surgical treatment of single gingival recession defects: A systematic review. Periodontol 2000. 2025;99(1):7-20. doi:10.1111/prd.12641 · PMID: 40693671
Domande frequenti
È colpa mia se le gengive si sono ritirate?
Con una recessione perderò il dente?
Un dentifricio può far tornare su la gengiva?
È solo un problema estetico: vale davvero la pena operarsi?
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