L’alitosi e la Malattia Parodontale
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In breve — L’alito cattivo cronico ha tre sorgenti principali: lo stomaco, la lingua e le gengive. Quando viene dalle gengive, l’origine è la tasca parodontale, dove i periopatogeni demoliscono le proteine e liberano composti solforati volatili che sanno di uova marce e di cavolo. Una meta-analisi del 2024 ha messo un numero sul legame: chi ha la parodontite ha una probabilità circa quattro volte maggiore di avere l’alitosi. La prima terapia è la cura della parodontite. Collutori, raschietti linguali e probiotici vengono dopo, e funzionano solo come complemento.
Chi viene in studio per l’alito cattivo di solito ha già provato tutto ciò che poteva. Ha la scorta di collutori, chewing gum, spazzolino per la lingua, dentifrici che promettono freschezza. Funzionano solo per un’ora, forse due. Poi l’odore torna. Torna perché la sorgente non è la bocca in generale, è un punto preciso, e quel punto nessun collutorio lo raggiunge.
Le cause dell’alitosi sono essenzialmente tre: lo stomaco, la lingua e le gengive. Qui parliamo della terza.
Visualizza l’ambiente patologico della tasca gengivale, caratteristica della malattie parodontale, dove i microrganismi patogeni proliferano indisturbati creando depositi morbidi e calcificati (tartaro), dove alloggiano i batteri che aggrediscono i tessuti dell’ospite.

Il disegno qui sopra illustra tale situazione clinica, che può essere sintomatica ma, più spesso, è silente.
Man mano che questi microrganismi proliferano, creano una condizione nota come disbiosi. In questo stato, i “cattivi” diventano prevalenti rispetto ai batteri meno dannosi e producono un odore sgradevole.
Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia e Fusobacterium nucleatum sono tra i periopatogeni più aggressivi e producono una sostanza con odore nauseabondo (odore di feci o broccolo) che si chiama metantiolo o metilmercaptano.
Treponema denticola e Veillonella alcalescens producono acido solfidrico (idrogeno solforato o solfuro di idrogeno), che puzza di uova avariate.
La maggior parte dei peripatogeni forma acido solfidrico dalla L-cisteina. Fusobacterium, Prevotella, Porphyromonas ed Eubacteria formano metantiolo dalla L-metionina. Dopo l’incubazione nel siero, i più potenti produttori di idrogeno solforato sono Treponema denticola e le specie nero-pigmentate Prevotella intermedia, Prevotella loescheii, Porphyromonas endodontalis e Porphyromonas gingivalis. Nel siero, Porphyromonas endodontalis e P. gengivalis producono anche quantità significative di metantiolo.
Malattia parodontale e alitosi viaggiano insieme, e la misura esiste. Una revisione sistematica con meta-analisi di Nini e colleghi (Clinical Oral Investigations, 2024), che ha messo insieme nove studi e oltre duemila persone, ha quantificato il legame: chi ha la parodontite ha una probabilità circa quattro volte maggiore di avere l’alito cattivo — sia che lo si misuri con il naso dell’esaminatore, il vecchio test organolettico, sia con lo strumento che conta i composti solforati volatili. Quattro volte. È un numero che una mentina non copre.
Nei pazienti con profondità di sondaggio elevata e/o significativi punteggi di sanguinamento al sondaggio il rapporto tra metantiolo e acido solfidrico è più elevato rispetto a quelli con patologia parodontale meno grave. Lo zolfo totale nei siti profondi e infiammati è significativamente più alto che nei siti poco profondi e non infiammati.
Se hai una malattia parodontale attiva e non trattata, il tuo alito probabilmente puzzerà di uova marce e “cavolo”. Quindi, mantenere una buona igiene orale e curare la malattia parodontale è fondamentale per garantire che il tuo alito abbia un odore fresco e pulito.
E come si toglie quell’odore? La prima terapia dell’alitosi parodontale è la terapia della parodontite. È indispensabile rimuovere il biofilm sottogengivale, ridurre la profondità di sondaggio, trattare la malattia alla radice. L’origine sta dentro la tasca, e finché la tasca resta infiammata l’alito ritorna, puntuale, ogni volta. Tutto il resto — collutori, raschietti linguali, probiotici — viene dopo, e funziona solo come complemento.
Anche l’igiene domiciliare, fatta sul serio, sposta il numero. Costa e colleghi (Brazilian Oral Research, 2026) hanno seguito ventiquattro pazienti con parodontite: dodici hanno ricevuto istruzioni personalizzate e hanno tenuto una fase di igiene rigorosa per quarantacinque giorni, dodici non hanno ricevuto niente. Nel gruppo istruito chi riferiva alito cattivo è passato dal 100% al 50%; nell’altro è rimasto al 91,6%. Il punteggio HALT, che misura quanto l’alitosi pesa sulla vita sociale e sull’autostima, è sceso di quasi dodici punti. Ventiquattro pazienti sono pochi e gli autori stessi chiamano il lavoro esplorativo, ma la direzione è quella che si vede in poltrona: la tasca si sporca ogni giorno, e ogni giorno qualcuno deve pulirla.
Sui complementi la letteratura è onesta, e a tratti si contraddice. Le terapie a base di luce — laser a diodi e fotodinamica antimicrobica — abbattono i composti solforati volatili nel breve periodo: lo conferma la revisione di Wiench e colleghi del 2025 (Pharmaceutics), che però annota subito il limite, l’effetto svanisce in una o due settimane se non si ripete. Sui probiotici il giudizio ha oscillato a lungo. Una revisione sistematica del 2022 (Tay e colleghi, Clinical Oral Investigations) non trovava un beneficio convincente; una più recente del 2025 (Passadakis e colleghi) documentava invece una riduzione significativa dei VSC negli studi controllati.
La meta-analisi di Yang e colleghi (Journal of Breath Research, 2025) ha chiuso il conto su dieci studi selezionati fra centonovantaquattro: i probiotici riducono i composti solforati volatili e migliorano il punteggio organolettico, mentre sulla qualità di vita legata alla salute orale non cambia nulla di misurabile. Il dettaglio che conta sta nella conclusione degli autori: il beneficio si vede quando il probiotico si aggiunge alla terapia convenzionale, non quando la sostituisce. Sul come somministrarlo, Mei e colleghi (Journal of Breath Research, 2026) hanno randomizzato ottanta persone in quattro gruppi da venti — controllo, probiotico Streptococcus salivarius K12, spazzolamento della lingua, e i due insieme. Dopo quattro settimane i composti solforati erano scesi in tutti e tre i gruppi attivi, con il calo maggiore nella combinazione; a quattro settimane dalla sospensione solo la combinazione restava sotto il livello di partenza. Il probiotico da solo non ha ridotto la patina linguale. Chi lo prende sperando di saltare lo spazzolino paga il conto dopo un mese.
Tradotto in clinica: aiutano, forse, ma non sostituiscono la mano che pulisce la tasca. La mentina copre, non cura.
Se il tuo alito ti preoccupa, prenota una visita parodontale con sondaggio completo prima di comprare l’ennesimo collutorio. Serve sapere se le tasche ci sono e quanto sono profonde: da lì si decide la terapia, e l’odore se ne va come conseguenza. Se le gengive sanguinano quando passi il filo, hai già la risposta a metà. Chi vuole vedere su cosa poggiano queste raccomandazioni trova le revisioni sistematiche e gli studi degli ultimi anni raccolti nella pagina di letteratura sulla parodontite.
Immagine in primo piano di Mudassar Iqbal da Pixabay.
Riferimenti bibliografici
- Nini W, Chen L, Zhang J, Wang L, Yang J. The association between halitosis and periodontitis: a systematic review and meta-analysis. Clin Oral Investig. 2024;28(6):341. doi:10.1007/s00784-024-05732-0 · PMID 38801476
- Wiench R, Fiegler-Rudol J, Zięba N, Misiołek M. Laser interventions for intraoral halitosis: a systematic review of randomized controlled trials. Pharmaceutics. 2025;17(8):1046. doi:10.3390/pharmaceutics17081046 · PMID 40871067
- Passadakis G, Neophytou C, Davidopoulou S, Papadimitriou K. Effectiveness of probiotics in managing oral halitosis: a systematic review of randomized controlled trials. J Int Soc Prev Community Dent. 2025;15(4):301-312. doi:10.4103/jispcd.jispcd_19_25 · PMID 40951721
- Tay JRH, Ng E, Lai CWM, Lim LP, Ong MMA. The efficacy of probiotics in the management of intra-oral halitosis: a systematic review. Clin Oral Investig. 2022;26(7):4687-4700. doi:10.1007/s00784-022-04522-w · PMID 35536439
- Nakano Y, Yoshimura M, Koga T. Correlation between oral malodor and periodontal bacteria. Microbes Infect. 2002;4(6):679-683. doi:10.1016/S1286-4579(02)01586-1
- Yang Y, Ge J, Chen Y, Liu H. Efficacy and safety of probiotic therapy for halitosis: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. J Breath Res. 2025;20(1):016004. doi:10.1088/1752-7163/ae23f0 · PMID 41289613 — dieci studi su centonovantaquattro record; il beneficio regge solo in aggiunta alla terapia convenzionale.
- Mei L, Yan F, Cheng L, Na A, Cannon RD, Guan G. Tongue brushing and oral probiotics for the treatment of halitosis: a randomized controlled trial. J Breath Res. 2026;20(1):016012. doi:10.1088/1752-7163/ae3edc · PMID 41604763 — ottanta pazienti, quattro bracci; solo la combinazione regge a quattro settimane dalla sospensione.
- Costa BFBD, Alves VF, Cassiano LS, Nascimento GG, Paiva VMS, Silva LVLE, et al. Effect of strict oral hygiene on self-rated halitosis and quality of life in patients with periodontitis: a secondary randomized controlled trial analysis. Braz Oral Res. 2026;40:e021. doi:10.1590/1807-3107bor-2026.vol40.021 · PMID 42154827 — analisi secondaria, ventiquattro pazienti, dichiarata esplorativa dagli autori.
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Bruschi E. L’alitosi e la Malattia Parodontale [Internet]. Frosinone: Bonebenders; 2024 [aggiornato 2026 set 24; citato 2026 ott 25]. Disponibile su: https://bonebenders.com/blog/alitosi-malattia-parodontale/ doi:10.5281/zenodo.23046970
Bruschi, E. (2024, 1 novembre). L’alitosi e la Malattia Parodontale. Bonebenders. https://doi.org/10.5281/zenodo.23046970
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